Intervista ai SIC

(di Federica Tosadori)

Ho avvertito recentemente il bisogno di saperne di più sul macrotema della scrittura collettiva. Se ne parla da quasi un secolo, probabilmente la si pratica da molto prima. Di gruppi ne nascono continuamente e io ho avuto il piacere di imbattermi in uno di questi: i SIC.
La sigla sta per Scrittura Industriale Collettiva e indica un metodo ma anche la comunità stessa di scrittori, come apprendo dal sito ufficiale.
L’idea è nata e si è sviluppata nel 2007 con Vanni Santoni e Gregorio Magini, i quali sono anche autori di libri individuali. Il metodo in breve si basa sul principio del “tutti scrivono tutto” e si sviluppa a partire dalla compilazione di schede che poi vengono accorpate dai direttori artistici.
Nel 2013, dopo qualche anno di lavoro, i SIC hanno pubblicato il romanzo a tante mani, duecentotrenta per la precisione, In territorio nemico, sul tema della lotta partigiana, basato su veri aneddoti raccolti dagli scrittori precedentemente e poi rielaborati a formare una trama.
Un progetto decisamente intrigante!

Lascio ora a voi le risposte dei SIC alle mie domande:

Buongiorno SIC! Esattamente: quanti siete? Come funzionano i vostri gruppi di scrittori? Quanto è importante la pre – organizzazione e la pre – definizione del soggetto? Ciascuno di voi ha un ruolo preciso e diverso, oppure no?

Se parliamo del progetto SIC, siamo due. Gregorio Magini e Vanni Santoni, ideatori del metodo e coordinatori dei progetti ufficiali, su tutti il romanzo In territorio nemico. Se parliamo delle opere, vanno dai sei autori del primo racconto ai centoquindici del romanzo. Senza contare le molte opere non ufficiali scritte comunque col nostro metodo, che è a sorgente aperta e liberamente utilizzabile. I ruoli di ciascuno possono cambiare a seconda della singola opera, per approfondire si può leggere il metodo qui.

In Territorio Nemico

Cosa ci dite del libro In territorio nemico? Siete soddisfatti? Nel leggerlo mi sono subito resa conto che si tratta di un testo che non poteva essere scritto da un singolo autore; il lavoro di ricerca è approfondito e accurato, i personaggi analizzati nel profondo… un vero lavoro di squadra! Mi sbaglio?

Grazie per l’apprezzamento. Il libro è stato un successo sia a livello di pubblico che di critica, come si può riscontrare da qui, e ci rallegra molto saperlo ancora letto nelle scuole e studiato nei dipartimenti di italianistica – a oggi sono quattordici le tesi di laurea o di dottorato dedicate a In territorio nemico e alla SIC – ma soprattutto è stato un successo perché ha mostrato l’efficacia del metodo anche in un’opera ambiziosa e di un certo respiro.

Potete raccontarci i pro e i contro dello scrivere collettivamente? Quali difficoltà e quali piacevoli sorprese avete riscontrato?

La scrittura collettiva è un’arte differente dalla scrittura individuale, ha più a che fare col cinema o col montaggio. Sicuramente ha un enorme potenziale nel trovare buone idee, perché mette a frutto, a patto di usare un vero metodo di scrittura e non limitarsi a far ”staffette”, il lavoro di più menti. Dall’altro lato ovviamente, richiede molto lavoro perché si producono molti più materiali che poi vengono ”distillati”, senza contare l’impegno richiesto dal coordinamento di tanti autori.

Come vi rapportate con la tradizione letteraria della scrittura collettiva – Futurismo, Surrealismo…? Con il presente, gli altri gruppi on-line e off-line? E con i social?

Il nostro obiettivo era portare allo stato maturo la scrittura collettiva tramite l’ideazione, il rodaggio e il perfezionamento di un metodo univoco che potesse essere usato da chiunque. Ci siamo riusciti. Ovviamente per farlo abbiamo tenuto conto della tradizione, molto forte in Italia, in cui andavamo a inserirci, tema di cui il nostro fondatore Vanni Santoni ha scritto qui.

Cosa vi aspettate dal vostro progetto in futuro? Un’ulteriore pubblicazione? Qualche miglioramento da apportare?

Siamo troppo impegnati con i nostri romanzi individuali, al punto che abbiamo rifiutato anche offerte di scrivere nuovi romanzi col metodo SIC. Esso però continua in molte sedi, ad esempio alla NABA Dimitri Chimenti lo utilizza con i suoi studenti per la produzione di sceneggiature. Il metodo è di per sé modulare e a sorgente aperta, è strutturato in modo che chiunque possa adattarlo o aggiungere ”patch” a seconda delle esigenze specifiche della storia che vuole scrivere.

Come pensate possa cambiare la letteratura alla luce delle ultime novità metodologiche di scrittura?

La scrittura collettiva pone questioni e apre scenari interessanti, di cui abbiamo scritto in particolare in due articoli: Letteratura come network e Solve e coagula.

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