Sei Shōnagon, note da una donna lontana

Anche se l’ho letto molti anni fa, oggi parlerò di “Note del guanciale”, di Sei Shōnagon.
L’autrice è vissuta a Kyōto fra 965 e 1010 (i nostri, europei, 965 e 1010…), era scrittrice e dama di corte. Il suo libro esula dai nostri canoni letterari (narrativa, saggistica, poesia?) e utilizza molto la forma dell’elenco. Vi sono ad esempio: Cose deludenti, Particolari dalla misera apparenza, Situazioni che ispirano fiducia, Volti da commiserarsi, Soggetti ideali per un dipinto.
Vi sono osservazioni delicate ma franche e originali su atteggiamenti, psicologie, aspettative, emozioni fugaci, istanti inaspettati di gioia; ma anche sul colore degli abiti, la luce nelle ore del giorno, i piccoli riti di accoglienza, il ricordo di cerimonie eleganti, l’importanza della scrittura per una donna.
Gli uomini sono apprezzati come amanti o per un gesto gentile, cosa peraltro da non aspettarsi. Scrive Sei: “Quando vediamo un uomo rispondere evasivamente alla lettera sconsolata di una donna dal leggiadro aspetto e dall’amabile cuore, che ha una scrittura elegante e sa comporre squisite poesie, e abbandonarla in un doloroso pianto per andare da un’altra, anche se la cosa non ci riguarda direttamente ci sentiamo – come donne – invase da un sordo rancore. L’uomo invece sembra ignorare qualsiasi sentimento”.
Trovo importante questo libro, perché è uno sforzo consapevole di capire sé e il mondo intorno a sé, non fermarsi agli stereotipi riguardo ciò che è intimo, trovare una propria scrittura per tutto questo.
Sei Shōnagon scrive in direzione del suo vero desiderio, il suo posto nel mondo, il suo identificarsi come donna pensante in un preciso contesto, il suo sforzo di separarsi dal sentire comune, la sua distanza dal maschile di allora. E aveva di fronte tre muri: la scrittura di corte, solo di intrattenimento; un simbolico maschile rude e guerresco; il divieto di manifestare sentimenti.
Sei Shōnagon si è invece inoltrata lungo il sentiero aurorale del sapere di sé. Senza una teoria come noi la intendiamo, ma con la consapevolezza che ogni momento e ogni sensazione narrano l’essere una donna.

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