PAPA’, DOVE ANDIAMO?

cropped-wp-teatros.jpgCoppia giovane o poco più in là, attesa del primo figlio. Nasce Mathieu: disabile, tanto, dal punto di vista sia fisico che mentale. La fine del mondo, per i genitori.
Stessa coppia, attesa del secondo figlio. Nasce Thomas: disabile anche lui, tanto, dal punto di vista sia fisico che mentale. La seconda fine del mondo, sempre per gli stessi genitori.
Sembra una brutta sceneggiatura, di quelle che vengono subito scartate da chi dovrebbe pagare il film, perché due figli disabili su due – oltre che mettere tristezza – non sono credibili, sembra che carichi apposta sulla malasorte per attirare il pubblico piangente.
Invece è vero, ed è la vita corrente di Jean-Louis Fournier, autore francese per la televisione, che racconta la sua vicenda con un libro.
Ciò che Jean-Louis narra in prima persona non è però solo un percorso di difficoltà, di tragica disperazione. Non è una storia edificante dove amore e perseveranza portano due figli sfortunati a essere felici, perché nessuno dei due può arrivare a migliorare e se sono felici un istante non lo capisci nemmeno. Non è una moderna ascesi attraverso la sofferenza.

E’ umorismo allo stato puro.

Che caspita stai dicendo? Come ti permetti di pensare di ridere su una cosa così? Sei un mostro.
Stai zitto… ciò che è tragedia resta tragedia… ma non puoi vivere ogni giorno con una faccia da tragedia perché così vuole il mondo, devi uscirne. Perfino dire qualcosa di universale. Giornate, episodi, incontri, aspettative, stati d’animo dai più neri ai più gioiosamente assurdi, sincerità totale su di sé e su quello che ti verrebbe voglia di fare, i riti che amici e parenti e società tutta ricamano attorno alla disabilità grave, il passato che non esiste più e il presente che sono questi due extraterrestri e il futuro che neanche lui c’è. Jean-Louis, Mathieu e Thomas riescono anche a parlare di noi, perché la causticità di molte battute non resta confinata alla loro vita:
“Mathieu guarda poco la televisione, è già ritardato di suo.”

E si ride, si ride di gusto perché questi tre ti invitano a conoscerti, a sapere che pensi cose tremende contro gli altri che ti danno fastidio, ma fai finta di nulla davanti a te stesso. Qui c’è l’ascesi, la conoscenza, la solitudine da cui non sfuggi.
Fino ai pensieri omicidi, cosa c’è di strano, siamo esseri umani, ogni tanto qualcuno lo fa, come idea o veramente. Come quando uno dei due imita il motore di un’auto per tutta la notte. “Vorresti buttarlo giù dalla finestra. Non servirebbe a nulla: siamo al piano terra, continueremmo a sentirlo…”
Dove andiamo, papà?
“A prendere l’autostrada contromano. Ad accarezzare gli orsi. A passeggiare sulle sabbie mobili. A farci una frittata di ammanite falloidi.”…
In Francia è un caso letterario forte, importante. Leggetelo, è un libro raro.

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